Come ormai da tempo…. Sono qui a parlare di fotografia. Ma non vorrei continuare a dire cose su tempi e diaframmi, o meglio, le dirò solo una volta perché ricordare aiuta, così come dirò qualcosa sul digitale, sulle misure delle stampe e sulla loro definizione, perché a volte non sono cose semplicissime. Però vorrei arrivare un giorno a dire qualcosa sulla fotografia non tecnica. Ho acquistato la prima reflex, una Pentax, nel 1983, la passione ha cominciato a crescere, ma non ero soddisfatto. Sicuramente era colpa della reflex! Oddio il dubbio Canon, Nikon, Yashica (montava ottiche Zeiss!!!)…vabbè al momento mi è sembrato meglio prenderne una! Nikon f301! Poi 601, 801, FM, FM2 ma non è che migliorasse granchè! Allora il problema doveva essere nelle ottiche. Qualcosa avevo gia ma non eccellenti, qualche universale perché comunque le focali vanno coperte tutte! 24 – 35-70 2,8. 70-200 2,8 ma niente! Tenendo conto che nel frattempo passavano gli anni e diventavo più esigente in termini qualitativi, comunque c’era ancora qualcosa che non andava. Ho cominciato a stampare! Camera oscura, acquisto delle bibbie necessarie: Ansel Adams.. Fotoricettario di Ghedina e tutto un mondo nuovo da esplorare, combinazioni chimiche, attrezzature e tecniche sempre più sofisticate… La camera oscura cambia il modo di vedere le cose la percezione aumenta smisuratamente, le regole compositive possono essere tastate, gestite esplorate nel buio e nella solitudine con la massima concentrazione. Purtroppo si vedono meglio anche i difetti! Il problema sicuramente era il formato 24x36 (la pellicola per intenderci)! A questo punto diventano chiare due cose: la prima è che spesso divento maniaco, la seconda è che occorre tempo e denaro! Si risparmia per la Zenza Bronica 4,5X6, poi la Yashica mat 124 6x6 per poi approdare su una comoda e leggera pentax 67, il cui scatto dava un rinculo tipo quelli di un’arma tale era la dimensione dello specchio! Altri acidi… altre tecniche… il dettaglio assumeva aspetti quasi mistici! Ma le foto? C’è ancora qualcosa che non mi convince. Si tecnicamente ottime, ma poi? Devolution! Si torna al 24x36 più gestibile. Mi sono accorto che degli zoom usavo solo le focali estreme e certi quasi mai; personalmente non ho una grande predisposizione per il tele, preferisco i grandangoli, ma è un fatto personale. Il 70-200 spesso stava rinchiuso per mesi, mentre il 35-70 era consumato. Poi per le mie necessità legate alla stampa usavo la reflex in manuale, allora perché tenere un’elettronica? Qua arrivano due corpi: FM e FM2, con sole ottiche fisse: 24, 35, 85! Non mi serviva altro. Un periodo quasi felice, tanti ritratti, le prime soddisfazioni di pubblico, anche se mi accorgevo che c’era ancora qualcosa che non andava. E’ qua che è giunta un’illuminazione che mi ha portato ad abbandonare la fotografia per un certo periodo.
Tre eventi sostanziali:
1- Sicof “Mostra Grande” 5000 foto esposte di cui 1500 donne ignude suddivise in ulteriori categorie riassumibili in a) composizione campestre con tacchi a spillo in vernice rossa e ombrellino rosso; b) intimo al limite del grottesco, c) contorsionismo e una ventina di accettabili B/N
2- 500 circa vecchi rugosi ad alto contrasto in bianco e nero
3- 1500 paesaggi toscani a composizione chiusa (Fontana era al tempo un must)
4- 1000 gatti infilati in ogni dove
5- 500 varie ed eventuali di macro, cani, bambini e grafismi.
La domanda era: questo è il traguardo? E sottotitolo “fotografiamo solo le cose che abbiamo già visto!” ricordate questo passaggio!
Poi vedo un servizio, credo su “Progresso Fotografico” dove Ugo Mulas provava una compatta usa e getta con lente in plastica. Guardando le fotografie si sentiva un terribile nodo allo stomaco per la sensazione e l’emozione che traspariva. Allora tutte queste prove tecniche sulla stampa di settore per la risolvenza in linee per millimetro a che cosa servono? Perché una foto a 5 l/m è struggente e la mia a 120 non dice nulla. Il delirio di apprendere la tecnica allontana dal contenuto! (e ricordate anche questo)
Infine il colpo di grazia. La foto in cui Rodchenko ritrae sua madre, un primissimo piano… il fatto è soggettivo ma per me l’emozione è stato un tuffo al cuore.
Tutto quello che si impara serve si, ma solo a permetterti di rendere cio che “senti”. L’errore e far si che la tecnica diventi il soggetto come spesso succede.
L’arte è comunicazione, il mezzo è la tecnica, lo scopo è la trasmissione di un’emozione, se uno di questi elementi non è soddisfatto potremmo solo essere dei bravi artigiani (senza nulla togliere), dei riproduttori, ora di oggetti, ora di paesaggi ora di volti (anche una fototessera è un ritratto). Qua occorre fare una sosta e poi ripartire da zero.

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