Una domanda che mi ossessiona da mo’! cosa pensate si possa
rispondere? dipende da chi ve lo chiede: si può non rispondere facendo l’espressione
misteriosa di quello che la sa lunga, o dire un “non ricordo” facendo finta di
mentire. Si può anche dire: “quello che ci voleva”, oppure F8, a meno che la
persona non possa verificare i metadati e scoprire ahimè che invece mentite perché
avete usato F11. Qualcuno vi dirà: “io avrei aperto un po’ di più”, altri un po’
di meno… sono quelli che da sempre comprano tutte le riviste, e si esercitano
sui temi del mese: “un controluce diverso”… “i riflessi” … “attraverso una
cornice”… e sono in grado di riprodurre la stessa foto che hanno visto sulla
rivista per illustrare l’articolo, e la ripetono all’infinito, senz’anima ne
passione, con la sola soddisfazione di aver svolto bene il compitino, con il
diaframma “più perfetto” per l’occasione. In effetti sono queste le occasioni
in cui ti viene voglia di smettere. In effetti ci sono state molte occasioni in
cui mi è venuta voglia di smettere, e tante cose che invece me la fanno
tornare, ma questo sarà argomento futuro. Parliamo invece di che diaframma ho
usato: non importa! Se sono riuscito ad isolare il soggetto (ricordate la
parola soggetto!) che diaframma ho usato non importa nulla. Al limite che
conta, è la terna ISO – tempo – diaframma, la cui permutazione accurata, a meno
di una opportunità compositiva che è la profondità di campo, da risultati assolutamente
analoghi. Della profondità di campo parleremo poi, vediamo però come funzionano
i tempi ed i diaframmi.
La pellicola una volta, ed il sensore adesso, hanno bisogno
per una corretta esposizione di una quantità di luce precisa, esattamente
quella un po’ più o un po’ meno ma non troppo. Tenendo la sensibilità iso
costante (come avessimo una pellicola in macchina) dobbiamo immaginare sensore
o pellicola come fossero un secchio da riempire d’acqua. La quantità giusta, un
po’ più o un po’ meno, la vediamo quando siamo ad un paio di centimetri dal
bordo. Il diaframma è come se fosse il rubinetto, un rubinetto speciale che
funziona a scatti, ad ognuno dei quali la quantità d’acqua raddoppia: 1,4 – 2 - 2,8
– 4 – 5,6 – 8 – 11 – 16 – 22 … sono i numeri che identificano l’apertura dei diaframmi
in progressione, ed ad ognuno di essi corrisponde il raddoppio della quantità
di luce che passa attraverso l’obbiettivo. Non entriamo nel merito del
significato di questi numeri, semplicemente ricordiamo che si tratta di un
rapporto per cui la quantità di luce che colpisce la pellicola a parità di
diaframma è la stessa con qualunque obbiettivo possiamo montare sulla nostra
macchina fotografica.
Ed il tempo che cos’è? Non voglio addentrarmi in aspetti
filosofici, ma fermarmi al significato in fotografia. Il tempo è “il tempo” che
l’otturatore rimane aperto per permettere il passaggio della luce, ovvero il
tempo in cui noi teniamo aperto il rubinetto. Anche il nostro orologio ha una
strana caratteristica, ci permette di tenere aperto solo per delle unità di
tempo predeterminate: ….1/8 – 1/16 – 1/30 – 1/60 – 1/125 – 1/250 ….e via
discorrendo il numero frazionario intende ad esempio un centoventicinquesimo di
secondo. Ma … Sorpresa! Ogni scatto il tempo raddoppia, e allora cosa ci viene
da pensare… che per riempire il secchio, se apriamo uno scatto in più il rubinetto
raddoppiando la portata d’acqua, mi servirà uno scatto in meno sul tempo che
sarà dimezzato.
Perché dicevo che il diaframma è indifferente, perché (dal
punto di vista dell’esposizione) scattare a 1/125 con f:8 è la stessa identica
cosa che scattare a 1/250 con f:5,6 o 1/60 con f:11!
Gli iso della pellicola corrispondono alla dimensione del
secchio, più sono alti e più il secchio è piccolo minore sarà la quantità d’acqua
che serve per riempirlo; la cosa incredibile è che anche il valore iso vanta
una sequenza per cui la capacità raddoppia (o dimezza) ogni step. In analogico
non è possibile cambiare gli iso a meno del cambio della pellicola, si può
eventualmente sovra o sottoesporre la pellicola; con il digitale possiamo
variare gli iso a nostro piacimento ad ogni scatto.
A questo punto occorre fare due precisazioni:
1- La
permutazione delle coppie tempo diaframma è indifferente solo per l’aspetto
dell’esposizione, ma la scelta di quale usare è importante per il risultato
finale
2- Il
soggetto! Non dimenticate mai di mettere in evidenza il soggetto che
spessissimo nelle fotografie manca, anche se è attraverso una cornice o
riflesso o nell’ora blu il soggetto della foto deve essere evidente per darle
un senso. Uno che a suo tempo ha fatto delle foto, che si chiamava Ansel Adams
diceva:
“le fotografie sono come le barzellette… se le dovete spiegare vuol dire che
sono venute male”
Ma chi è che ci dice che “coppia tempo - diaframma” usare? la
luminosità della scena ci è indicata dall’esposimetro della macchina
fotografica, dove puntarlo e cosa fare sta a noi e ne parleremo in futuro!
Nessun commento:
Posta un commento