venerdì 11 novembre 2011

5- ...Ma che diaframma hai usato?


Una domanda che mi ossessiona da mo’! cosa pensate si possa rispondere? dipende da chi ve lo chiede: si può non rispondere facendo l’espressione misteriosa di quello che la sa lunga, o dire un “non ricordo” facendo finta di mentire. Si può anche dire: “quello che ci voleva”, oppure F8, a meno che la persona non possa verificare i metadati e scoprire ahimè che invece mentite perché avete usato F11. Qualcuno vi dirà: “io avrei aperto un po’ di più”, altri un po’ di meno… sono quelli che da sempre comprano tutte le riviste, e si esercitano sui temi del mese: “un controluce diverso”… “i riflessi” … “attraverso una cornice”… e sono in grado di riprodurre la stessa foto che hanno visto sulla rivista per illustrare l’articolo, e la ripetono all’infinito, senz’anima ne passione, con la sola soddisfazione di aver svolto bene il compitino, con il diaframma “più perfetto” per l’occasione. In effetti sono queste le occasioni in cui ti viene voglia di smettere. In effetti ci sono state molte occasioni in cui mi è venuta voglia di smettere, e tante cose che invece me la fanno tornare, ma questo sarà argomento futuro. Parliamo invece di che diaframma ho usato: non importa! Se sono riuscito ad isolare il soggetto (ricordate la parola soggetto!) che diaframma ho usato non importa nulla. Al limite che conta, è la terna ISO – tempo – diaframma, la cui permutazione accurata, a meno di una opportunità compositiva che è la profondità di campo, da risultati assolutamente analoghi. Della profondità di campo parleremo poi, vediamo però come funzionano i tempi ed i diaframmi.

La pellicola una volta, ed il sensore adesso, hanno bisogno per una corretta esposizione di una quantità di luce precisa, esattamente quella un po’ più o un po’ meno ma non troppo. Tenendo la sensibilità iso costante (come avessimo una pellicola in macchina) dobbiamo immaginare sensore o pellicola come fossero un secchio da riempire d’acqua. La quantità giusta, un po’ più o un po’ meno, la vediamo quando siamo ad un paio di centimetri dal bordo. Il diaframma è come se fosse il rubinetto, un rubinetto speciale che funziona a scatti, ad ognuno dei quali la quantità d’acqua raddoppia: 1,4 –  2  - 2,8 – 4 – 5,6 – 8 – 11 – 16 – 22 … sono i numeri che identificano l’apertura dei diaframmi in progressione, ed ad ognuno di essi corrisponde il raddoppio della quantità di luce che passa attraverso l’obbiettivo. Non entriamo nel merito del significato di questi numeri, semplicemente ricordiamo che si tratta di un rapporto per cui la quantità di luce che colpisce la pellicola a parità di diaframma è la stessa con qualunque obbiettivo possiamo montare sulla nostra macchina fotografica.
Ed il tempo che cos’è? Non voglio addentrarmi in aspetti filosofici, ma fermarmi al significato in fotografia. Il tempo è “il tempo” che l’otturatore rimane aperto per permettere il passaggio della luce, ovvero il tempo in cui noi teniamo aperto il rubinetto. Anche il nostro orologio ha una strana caratteristica, ci permette di tenere aperto solo per delle unità di tempo predeterminate: ….1/8 – 1/16 – 1/30 – 1/60 – 1/125 – 1/250 ….e via discorrendo il numero frazionario intende ad esempio un centoventicinquesimo di secondo. Ma … Sorpresa! Ogni scatto il tempo raddoppia, e allora cosa ci viene da pensare… che per riempire il secchio, se apriamo uno scatto in più il rubinetto raddoppiando la portata d’acqua, mi servirà uno scatto in meno sul tempo che sarà dimezzato.
Perché dicevo che il diaframma è indifferente, perché (dal punto di vista dell’esposizione) scattare a 1/125 con f:8 è la stessa identica cosa che scattare a 1/250 con f:5,6 o 1/60 con f:11!
Gli iso della pellicola corrispondono alla dimensione del secchio, più sono alti e più il secchio è piccolo minore sarà la quantità d’acqua che serve per riempirlo; la cosa incredibile è che anche il valore iso vanta una sequenza per cui la capacità raddoppia (o dimezza) ogni step. In analogico non è possibile cambiare gli iso a meno del cambio della pellicola, si può eventualmente sovra o sottoesporre la pellicola; con il digitale possiamo variare gli iso a nostro piacimento ad ogni scatto.

A questo punto occorre fare due precisazioni:
1-     La permutazione delle coppie tempo diaframma è indifferente solo per l’aspetto dell’esposizione, ma la scelta di quale usare è importante per il risultato finale
2-     Il soggetto! Non dimenticate mai di mettere in evidenza il soggetto che spessissimo nelle fotografie manca, anche se è attraverso una cornice o riflesso o nell’ora blu il soggetto della foto deve essere evidente per darle un senso. Uno che a suo tempo ha fatto delle foto, che si chiamava Ansel Adams diceva:
“le fotografie sono come le barzellette… se le dovete spiegare vuol dire che sono venute male”


Ma chi è che ci dice che “coppia tempo - diaframma” usare? la luminosità della scena ci è indicata dall’esposimetro della macchina fotografica, dove puntarlo e cosa fare sta a noi e ne parleremo in futuro!

Nessun commento:

Posta un commento