domenica 6 novembre 2011

3 - Monitor e stampa


Affrontiamo il sommo problema: perché a monitor vedo una cosa e quando vado a stampare la foto è completamente diversa?
Per tutta una serie di motivi difficili da risolvere se non dedicando una postazione alla sola preparazione di immagini.
Primo fra questi e assolutamente soggettivo è la taratura del monitor, luminosità, contrasto, gamma, temperatura di colore in gradi kelvin e tutti i parametri personalizzabili, che vengono generalmente impostati per appagare le nostre personali preferenze, non hanno nessun riscontro in stampa! Anche l’angolo visuale e l’illuminazione diurna o artificiale possono variare la percezione dell’immagine a monitor.
Le stampanti, a seconda della tecnologia hanno comunque rese diverse che dovrebbero essere oggetto di stampe test da confrontare prima di elaborare una fotografia.
C’è inoltre un fattore tecnologico fondamentale nella riproduzione: il monitor lavora in sintesi additiva, la stampante in sintesi sottrattiva, mescolando colori di base differenti. Immagino che detto questo ne sappiate quanto prima! Ma cos’è che sommiamo o sottraiamo? Semplice… la luce!
Semplificando moltissimo, senza entrare nella definizione dei gamut dei vari metodi di colore (immagino che questa frase risulti per i più illuminante!) occorre pensare che i colori a monitor sono sintetizzati dalla somma di tre valori cromatici fondamentali (RGB – rosso verde blu) che emessi alla massima intensità producono sovrapponendosi luce bianca brillante, ed al minimo il nero. Funzionano così anche i videoproiettori e tutti i visualizzatori con proiezione attiva.

sintesi additiva

La stampante utilizza una sintesi inversa, ovvero, partendo dal bianco del foglio, che rappresenta la massima luminosità possibile per la nostra immagine, sottrae luce sovrapponendo micro gocce di inchiostro di tre colori fondamentali diversi da quelli precedentemente citati (CMYK - ciano magenta giallo) e il K cos’è? Una necessità tecnica.. è l’inchiostro nero necessario in quanto la somma dei tre precedenti non è in grado di fornire un bel nero pieno. Da qui la definizione di “stampa in quadricromia”

sintesi sottrattiva

Il software di fotoritocco normalmente lavora in RGB, anche se poi l’algoritmo interno di sintesi è il Cie L*a*b  che è un ulteriore metodo di colore basato sulla percezione ed indipendente dal media di rappresentazione. 

Lab

Il metodo cmyk è simulato e nei software seri si può anche simulare la tonalità del bianco della carta di supporto, per avere un’idea più vicina di quello che avverrà in stampa.
Ma alla fine di tutto questo discorso, cosa possiamo fare per veder stampate le nostre fotografie come appaiono a monitor?
Principalmente si dovrebbe calibrare il monitor, con appositi programmi (Adobe fornisce con Photoshop “Adobe Gamma”, ma il più delle volte lo schermo apparirà poco contrastato e scuro (come le foto che avremmo portato a stampare), poi a fine elaborazione cambiare spazio colore in cmyk, simulando anche la carta, e fare qualche prova con la nostra stampante, tendenzialmente è meglio mandare in stampa immagini un po’ più chiare di quello che ci piacerebbe perché poi in stampa i colori si “spengono” un po’ a meno che non ci rivolgiamo ad un laboratorio professionale.
Quando saremo più bravi, effettueremo il controllo “numerico” del colore e delle luminanze con il “campionatore colore” di Photoshop verificando l’assenza di dominanti ed i corretti valori di esposizione, indifferentemente a ciò che vedremo rappresentato sullo schermo.

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