Affrontiamo il sommo problema: perché a monitor vedo una
cosa e quando vado a stampare la foto è completamente diversa?
Per tutta una serie di motivi difficili da risolvere se non
dedicando una postazione alla sola preparazione di immagini.
Primo fra questi e assolutamente soggettivo è la taratura
del monitor, luminosità, contrasto, gamma, temperatura di colore in gradi
kelvin e tutti i parametri personalizzabili, che vengono generalmente impostati
per appagare le nostre personali preferenze, non hanno nessun riscontro in
stampa! Anche l’angolo visuale e l’illuminazione diurna o artificiale possono variare
la percezione dell’immagine a monitor.
Le stampanti, a seconda della tecnologia hanno comunque rese
diverse che dovrebbero essere oggetto di stampe test da confrontare prima di
elaborare una fotografia.
C’è inoltre un fattore tecnologico fondamentale nella
riproduzione: il monitor lavora in sintesi additiva, la stampante in sintesi
sottrattiva, mescolando colori di base differenti. Immagino che detto questo ne
sappiate quanto prima! Ma cos’è che sommiamo o sottraiamo? Semplice… la luce!
Semplificando moltissimo, senza entrare nella definizione
dei gamut dei vari metodi di colore (immagino che questa frase risulti per i
più illuminante!) occorre pensare che i colori a monitor sono sintetizzati
dalla somma di tre valori cromatici fondamentali (RGB – rosso verde blu) che
emessi alla massima intensità producono sovrapponendosi luce bianca brillante,
ed al minimo il nero. Funzionano così anche i videoproiettori e tutti i
visualizzatori con proiezione attiva.
La stampante utilizza una sintesi inversa, ovvero, partendo
dal bianco del foglio, che rappresenta la massima luminosità possibile per la
nostra immagine, sottrae luce sovrapponendo micro gocce di inchiostro di tre
colori fondamentali diversi da quelli precedentemente citati (CMYK - ciano
magenta giallo) e il K cos’è? Una necessità tecnica.. è l’inchiostro nero necessario
in quanto la somma dei tre precedenti non è in grado di fornire un bel nero
pieno. Da qui la definizione di “stampa in quadricromia”
Il software di fotoritocco normalmente lavora in RGB, anche
se poi l’algoritmo interno di sintesi è il Cie L*a*b che è un ulteriore metodo di colore basato sulla percezione ed
indipendente dal media di rappresentazione.
Il metodo cmyk è simulato e nei
software seri si può anche simulare la tonalità del bianco della carta di
supporto, per avere un’idea più vicina di quello che avverrà in stampa.
Ma alla fine di tutto questo discorso, cosa possiamo fare
per veder stampate le nostre fotografie come appaiono a monitor?
Principalmente si dovrebbe calibrare il monitor, con
appositi programmi (Adobe fornisce con Photoshop “Adobe Gamma”, ma il più delle
volte lo schermo apparirà poco contrastato e scuro (come le foto che avremmo
portato a stampare), poi a fine elaborazione cambiare spazio colore in cmyk,
simulando anche la carta, e fare qualche prova con la nostra stampante,
tendenzialmente è meglio mandare in stampa immagini un po’ più chiare di quello
che ci piacerebbe perché poi in stampa i colori si “spengono” un po’ a meno che
non ci rivolgiamo ad un laboratorio professionale.
Quando saremo più bravi, effettueremo il controllo “numerico”
del colore e delle luminanze con il “campionatore colore” di Photoshop verificando
l’assenza di dominanti ed i corretti valori di esposizione, indifferentemente a
ciò che vedremo rappresentato sullo schermo.



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