E’ l’avvento del digitale, che dopo la saturazione mi
riavvicina alla fotografia: la tecnica è quasi la stessa, almeno fino ai raw
file, quello che si faceva in camera oscura si fa con il software (parlo della
correzione tonale e del bilanciamento immagine, il fotoritocco è un’altra
storia!). nuovi mostri si affacciano all’orizzonte e la lunga esperienza sia in
fotografia che in informatica mi rende bersaglio più o meno della stesse
domande, da cui l’idea del blog!
Prima avevamo una pellicola 24x36 mm… si sapeva che una
fotografia formato 30x40 cm era prossima al limite qualitativo della
riproduzione, a meno che l’immagine non fosse guardata da lontano, sennò
occorreva passare a formati di negativo più grandi ed impegnativi, fino all’uso
di lastre singole su banco ottico. Ora, con una compatta da 5 megapixel si
pretende di stampare in 100x70 perchè “sul computer si vede bene!”.
Sarà il mio primo immane sforzo: fare chiarezza sui formati!
L’immagine sul computer è formata da una griglia di punti
luminosi per certi aspetti adimensionali: cominciamo male. Perché adimensionali?
Perché sono “punti”, entità, che si manifestano in modo differente a seconda
del media utilizzato per visualizzarli, che sia il monitor o la stampa. Ma non
finisce qua: ci sono grandi differenze tra un monitor e l’altro e tra una
stampante e l’altra e non bisogna dimenticare che a parte le dimensioni, la
sintesi cromatica tra monitor e stampante è totalmente diversa.
Detto questo partiamo con un primo assioma: L’immagine digitale si misura in punti,
sul monitor sono pixels, nella stampante dots, la dimensione in punti dell’immagine
è sempre la stessa, ma la dimensione a monitor e su carta dipende dalla
dimensione dei pixels o dei dots e di conseguenza da quanti il monitor o la
stampante riescono a metterne su un’unità di superficie. Quest’ultima, tanto
per complicare le cose, è espressa in pollici e si chiama PPI su monitor (pixel
per pollice che generalmente sono 72) o DPI (dots per inch) sulla stampante,
ricordando che un pollice è 2,54 cm!
Facciamo un esempio, immaginiamo di scaricare un’immagine
dalla rete per inserirla in un documento, a monitor è perfetta, poi in stampa è
inguardabile perché?
L’immagine di partenza sarà probabilmente 640x480 punti
quindi, il lato lungo sul monitor del nostro computer sarà circa (dipende dalla
dimensione fisica del pixel): (480/72)*2,54=17 cm circa (provare per credere!)
una dimensione niente male! Ora andiamo a stamparla: una di qualità accettabile
se pur bassa deve essere effettuata a 300 DPI quindi quello che è il nostro
lato lungo sarà: (480/300)*2,54= 4 cm circa. Se aumentiamo la dimensione dell’immagine
stampata, riducendo il numero dei dpi, otterremo un’immagine scadente e
sgranata, lo stesso risultato, forse poco meglio a seconda dell’algoritmo
utilizzato l’otterremmo ingrandendo il file originale.
Ragionando al contrario, per avere un’immagine decorosa di
dimensioni 10x15 occorre fare: 15/2,54*300=~1800 pixel (1771 per l’esattezza) l’altro
lato viene per conseguenza!
Parlando delle attuali reflex digitali, le dimensioni in
pixel sono:
6 megapixel - dimensione immagine di circa 3000 x 2000
8 megapixel - dimensione immagine di circa 3504 x 2336
10 megapixel - dimensione immagine di circa 3872 x 2592
12 megapixel - dimensione immagine di circa 4288 x 2848
Occorre ricordare che il sensore delle compatte ha un
rapporto dimensionale 4/3 mentre nelle reflex è 3/2.
Una volta meditato su questi aspetti sarà necessario
affrontare la sintesi cromatica ed i metodi di colore.
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