mercoledì 16 novembre 2011

6 - «Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l'ha fatto prima» (HCB)



Per interrompere la monotonia della tecnica vorrei accennare ad un autore, sfogliando le immagini del quale, ci accorgiamo che ciò che Henri Cartier Bresson dice (vedi titolo del post) è vero! Ritroviamo fotografie, stili, inquadrature, ed interpretazioni che rivediamo ogni giorno.
A me (lontano dall’avere la cultura e la sensibilità per essere un critico) ha affascinato la ricerca della composizione, dei grafismi, la capacità di stupire e di emozionare senza l’aiuto del colore, dell’immagine gridata. Si data la nascita della fotografia moderna con il suo scatto “Chez Mondrian (1926)”,




che può sembrare oggi, dove tutto appare “contemporaneamente”, una semplice foto di interni, ma che rapportata con il suo contesto cronologico appare straordinariamente avanti, e stupisce come un’architettura di Le Corbusier, immagine di una comune abitazione degli anni 70 della periferia italiana, quando la si vede rapportata ad una automobile, a lei coeva.





L’immagine che però mi ha toccato di più, e della quale non conosco il parere ufficiale della critica, è “Melancholy tulip” del 1939, un fiore, simbolo della primavera, della vita, della rinascita dopo l’inverno è ripreso in “agonia”, ancora integro ma morente in un’immagine distorta e surreale, come molte dopo ne verranno, ma dopo!





Consiglio di scorrere le immagini di questo straordinario autore prima di intraprendere un qualsiasi progetto fotografico, perché è molto probabile che quello che abbiamo intenzione di fare Kertesz l’abbia già fatto prima!

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